Sono passati piu di quattro anni dall ultimo articolo che pubblicai su questo blog. Nel tempo dell anima, questi anni sono un respiro profondo. Un respiro in cui ho vissuto sospeso in un Aiòn, alla ricerca di un Kairòs, mentre un Chronos scorreva — e scorre — inesorabile, dispiegando la dimensione piu pratica e materiale dell esistenza. La mia scissione tra Chronos e Aiòn, per incompatibilita delle qualita dei due tempi.
Il tempo dell Aiòn e un tempo disteso, un tempo non-tempo, ineffabile, dilatato e al tempo stesso senza misura. E un tempo ciclico che proprio nella sua ciclicita ha in se il movimento e la stasi della non-temporalita. E il tempo della vita, dell esistenza nella sua dimensione ontologica: per Platone era il tempo legato al mondo delle idee, per Omero il soffio e la forza vitale.\n\nIl Chronos invece e il tempo lineare, misurabile, fattuale, circostanziale. Il Kairòs e il tempo unico, puntuale, propizio: l occasione, il momento che squarcia lo spazio tra Chronos e Aiòn per creare possibilita concrete di manifestazione e di espressione.\n\nQuando lo scarto tra Aiòn e Chronos e stridente, il percorso puo essere vissuto con tormento: qualcosa dentro scalpita, vuole essere vissuto e manifestato, ma non trova sbocco. Si vive allora con la speranza continua di un Kairòs.
Se le voci che chiedono trasformazione sono incalzanti, spesso si decide di adeguarsi completamente al Chronos, ai suoi paradigmi e alle sue richieste. A che prezzo? Aridita, sterilita, avvizzimento, irrigidimento. E un prezzo che ho continuato a non voler pagare, conservando sempre — anche nei momenti piu piatti — una flebile fiamma di desiderio.\n\nE Eraclito che racconta cosi l Aiòn: l eternita e un bambino che gioca con le tessere: di un bambino e il regno. Il tempo infinito da cui tutto ha origine e associato a un bambino e al suo gioco. Il gioco e creativita senza scopo utilitaristico, creativita fine a se stessa e al godimento di se stessa. Non e forse questa la dimensione dell anima?
Il recupero del bambino interiore diventa un aspetto fondamentale per la realizzazione di una vita in consonanza con il proprio Daìmon (Jung; Hillman). A tal proposito e indicativa la prospettiva di Galimberti — che riprende da Aristotele — sulla felicita come eudaimonia (eu-bene, daimon-demone): la buona espressione, armonica, del proprio Daìmon.\n\nQuelunque sia l approccio, quello che emerge e una necessita di attenzione e di lavoro personale di cura, intesa come prendersi cura del proprio bambino-anima, per vivere una vita piena, una vita propria, in cui e il proprio daìmon, la propria anima, il proprio bambino ad abitare ed incarnare il corpo — creando piena armonia tra un afflato dell Aiòn e il Chronos.
Quattro anni di sospensione interiore tra Aiòn e Chronos: una riflessione sul tempo dell'anima, sul momento propizio del Kairòs e sul recupero del bambino interiore come via verso il proprio Daìmon.
Sono passati piu di quattro anni dall ultimo articolo che pubblicai su questo blog. Nel tempo dell anima, questi anni sono un respiro profondo. Un respiro in cui ho vissuto sospeso in un Aiòn, alla ricerca di un Kairòs, mentre un Chronos scorreva — e scorre — inesorabile, dispiegando la dimensione piu pratica e materiale dell esistenza. La mia scissione tra Chronos e Aiòn, per incompatibilita delle qualita dei due tempi.
Il tempo dell Aiòn e un tempo disteso, un tempo non-tempo, ineffabile, dilatato e al tempo stesso senza misura. E un tempo ciclico che proprio nella sua ciclicita ha in se il movimento e la stasi della non-temporalita. E il tempo della vita, dell esistenza nella sua dimensione ontologica: per Platone era il tempo legato al mondo delle idee, per Omero il soffio e la forza vitale.\n\nIl Chronos invece e il tempo lineare, misurabile, fattuale, circostanziale. Il Kairòs e il tempo unico, puntuale, propizio: l occasione, il momento che squarcia lo spazio tra Chronos e Aiòn per creare possibilita concrete di manifestazione e di espressione.\n\nQuando lo scarto tra Aiòn e Chronos e stridente, il percorso puo essere vissuto con tormento: qualcosa dentro scalpita, vuole essere vissuto e manifestato, ma non trova sbocco. Si vive allora con la speranza continua di un Kairòs.
Se le voci che chiedono trasformazione sono incalzanti, spesso si decide di adeguarsi completamente al Chronos, ai suoi paradigmi e alle sue richieste. A che prezzo? Aridita, sterilita, avvizzimento, irrigidimento. E un prezzo che ho continuato a non voler pagare, conservando sempre — anche nei momenti piu piatti — una flebile fiamma di desiderio.\n\nE Eraclito che racconta cosi l Aiòn: l eternita e un bambino che gioca con le tessere: di un bambino e il regno. Il tempo infinito da cui tutto ha origine e associato a un bambino e al suo gioco. Il gioco e creativita senza scopo utilitaristico, creativita fine a se stessa e al godimento di se stessa. Non e forse questa la dimensione dell anima?
Il recupero del bambino interiore diventa un aspetto fondamentale per la realizzazione di una vita in consonanza con il proprio Daìmon (Jung; Hillman). A tal proposito e indicativa la prospettiva di Galimberti — che riprende da Aristotele — sulla felicita come eudaimonia (eu-bene, daimon-demone): la buona espressione, armonica, del proprio Daìmon.\n\nQuelunque sia l approccio, quello che emerge e una necessita di attenzione e di lavoro personale di cura, intesa come prendersi cura del proprio bambino-anima, per vivere una vita piena, una vita propria, in cui e il proprio daìmon, la propria anima, il proprio bambino ad abitare ed incarnare il corpo — creando piena armonia tra un afflato dell Aiòn e il Chronos.
