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Paolo Casolino
Paolo Casolino
Il colloquio nello spazio digitale
La necessità del distanziamento sociale ci ha portato a integrare maggiormente le tecnologie che permettono di attraversare e vivere lo spazio digitale. La relazione si è spostata in questo spazio.

Questo particolare "anno 2020" appena trascorso, ci ha portati a vivere ulteriormente lo spazio digitale. Ci siamo abituati in pochi decenni ad avere a che fare con questa dimensione. Adesso però, per fronteggiare in maniera efficace le circostanze, siamo chiamati ad integrare maggiormente lo spazio digitale e le tecnologie collegate, con la nostra esperienza di vita quotidiana. Per molte professioni i cambiamenti comportati dallo smart-working non hanno creato particolari difficoltà. Ma per altre professioni, come la nostra e moltissime altre in cui la relazione in presenza è centrale, lo smart-working è stato anche uno stravolgimento delle modalità essenziali e funzionali del lavoro. Nel lavorare "a distanza" è sicuramente un danno la perdita della percezione della comunicazione-non-verbale nel suo insieme, oltre che la mancanza del contatto più propriamente umano e vibrazionale, così come la perdita della reciprocità e contemporaneità del contatto oculare.

Tuttavia questa nuova situazione non è necessariamente negativa nel suo complesso. Affrontare colloqui e percorsi online ci porta principalmente a scoprire nuovi punti di vista, che si aggiungono a quelli degli incontri in presenza. Incontrandosi in video-call ad esempio, ci sono spostamenti del focus metodologico-pratico, che possono risultare più o meno agevoli o utili, sia al professionista che al cliente. Ad esempio, facendo riferimento alla mia esperienza personale, mi sono trovato a prestare un'attenzione differente alla parte verbale della mia cliente; non maggiore o minore, ma semplicemente differente rispetto ad altre situazioni. Non potendomi basare sull'aspetto più sensibile e corporale della presenza fisica, la mia focalizzazione sul paraverbale e sul verbale è stata differente e di conseguenza è stata differente la mia presenza e la mia risposta, sia umana che tecnico-metodologica. Il fatto di non avere, in video-call, la visione e la percezione totale del corpo del cliente, fa sì che abbiamo uno sguardo focalizzato sul volto e sui suoi dettagli. Questa può essere una situazione favorevole per cogliere più efficacemente la mimica e micro-mimica facciale. Parallelamente anche il nostro viso è focalizzato diversamente dal cliente. C'è poi il fatto che alcune persone possono sentirsi agevolate nell'affrontare determinati argomenti (rispetto ai quali normalmente avrebbero adottato una certa resistenza o prudenza) proprio grazie alla sensazione di "filtro" data dal mezzo telematico.

Dobbiamo considerare che la sensazione di "spazio protetto" che può dare il luogo fisico dello studio/ufficio/sala può non essere sperimentata con immediatezza nello spazio virtuale. Prima di entrare nello spazio virtuale abbiamo bisogno sia noi che i clienti, di sentirci tranquilli e sicuri nello spazio in cui stiamo fisicamente. Questo vuol dire trovare lo spazio che sentiamo giusto per noi e non è detto che sia uno studio, una poltrona, un tavolo e una sedia. Soprattutto per i clienti lo spazio fisico da cui collegarsi allo spazio digitale può essere relativamente insolito.

Stabilire se l'incontro digitale sia meglio o peggio, relativamente alle pratiche di lavoro, credo che non porti frutti interessanti e maturi. Piuttosto, credo che sia più valido osservare semplicemente quali siano le sue caratteristiche e che opportunità ci offre. Dobbiamo imparare che tipo di influenza ha questo medium sul limen della nostra relazione d'aiuto. Il limen, nel Counseling, è lo spazio fisico-e-non in cui avviene la relazione ed è lo spazio del possibile e del potenziale in cui avviene il flusso trasformativo delle esperienze. Come si colloca e che effetto ha l'incontro in video-call sulla relazione? È una questione che richiederà attenzione e studio.

Invito quindi ad affrontare tutto questo senza pregiudizi, adottando invece un atteggiamento di oggettiva osservazione e creativa curiosità. Forse potremmo aver scoperto che la compresenza fisica in loco non è la condicio sine qua non, ma è la condizione preferibile per la relazione. Lo studieremo meglio quando faremo i colloqui in realtà aumentata e ad essere in compresenza saranno i nostri ologrammi... Non allarmatevi, è un'affermazione parzialmente provocatoria. Ma nasconde in sé una sua verità e soprattutto uno stimolo a guardare le cose con pragmatismo e oggettività, senza però asservirle ad un utilitarismo sciocco. Sono certo che, almeno per il momento, siamo ancora relativamente lontani da scenari futuristici cyber-punk e distopici. La relazione fisica umana sarà ancora centrale e presente. O almeno me lo auguro. Paolo Casolino

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Paolo Casolino
Paolo Casolino
Il colloquio nello spazio digitale

La necessità del distanziamento sociale ci ha portato a integrare maggiormente le tecnologie che permettono di attraversare e vivere lo spazio digitale. La relazione si è spostata in questo spazio.

Questo particolare "anno 2020" appena trascorso, ci ha portati a vivere ulteriormente lo spazio digitale. Ci siamo abituati in pochi decenni ad avere a che fare con questa dimensione. Adesso però, per fronteggiare in maniera efficace le circostanze, siamo chiamati ad integrare maggiormente lo spazio digitale e le tecnologie collegate, con la nostra esperienza di vita quotidiana. Per molte professioni i cambiamenti comportati dallo smart-working non hanno creato particolari difficoltà. Ma per altre professioni, come la nostra e moltissime altre in cui la relazione in presenza è centrale, lo smart-working è stato anche uno stravolgimento delle modalità essenziali e funzionali del lavoro. Nel lavorare "a distanza" è sicuramente un danno la perdita della percezione della comunicazione-non-verbale nel suo insieme, oltre che la mancanza del contatto più propriamente umano e vibrazionale, così come la perdita della reciprocità e contemporaneità del contatto oculare.

Tuttavia questa nuova situazione non è necessariamente negativa nel suo complesso. Affrontare colloqui e percorsi online ci porta principalmente a scoprire nuovi punti di vista, che si aggiungono a quelli degli incontri in presenza. Incontrandosi in video-call ad esempio, ci sono spostamenti del focus metodologico-pratico, che possono risultare più o meno agevoli o utili, sia al professionista che al cliente. Ad esempio, facendo riferimento alla mia esperienza personale, mi sono trovato a prestare un'attenzione differente alla parte verbale della mia cliente; non maggiore o minore, ma semplicemente differente rispetto ad altre situazioni. Non potendomi basare sull'aspetto più sensibile e corporale della presenza fisica, la mia focalizzazione sul paraverbale e sul verbale è stata differente e di conseguenza è stata differente la mia presenza e la mia risposta, sia umana che tecnico-metodologica. Il fatto di non avere, in video-call, la visione e la percezione totale del corpo del cliente, fa sì che abbiamo uno sguardo focalizzato sul volto e sui suoi dettagli. Questa può essere una situazione favorevole per cogliere più efficacemente la mimica e micro-mimica facciale. Parallelamente anche il nostro viso è focalizzato diversamente dal cliente. C'è poi il fatto che alcune persone possono sentirsi agevolate nell'affrontare determinati argomenti (rispetto ai quali normalmente avrebbero adottato una certa resistenza o prudenza) proprio grazie alla sensazione di "filtro" data dal mezzo telematico.

Dobbiamo considerare che la sensazione di "spazio protetto" che può dare il luogo fisico dello studio/ufficio/sala può non essere sperimentata con immediatezza nello spazio virtuale. Prima di entrare nello spazio virtuale abbiamo bisogno sia noi che i clienti, di sentirci tranquilli e sicuri nello spazio in cui stiamo fisicamente. Questo vuol dire trovare lo spazio che sentiamo giusto per noi e non è detto che sia uno studio, una poltrona, un tavolo e una sedia. Soprattutto per i clienti lo spazio fisico da cui collegarsi allo spazio digitale può essere relativamente insolito.

Stabilire se l'incontro digitale sia meglio o peggio, relativamente alle pratiche di lavoro, credo che non porti frutti interessanti e maturi. Piuttosto, credo che sia più valido osservare semplicemente quali siano le sue caratteristiche e che opportunità ci offre. Dobbiamo imparare che tipo di influenza ha questo medium sul limen della nostra relazione d'aiuto. Il limen, nel Counseling, è lo spazio fisico-e-non in cui avviene la relazione ed è lo spazio del possibile e del potenziale in cui avviene il flusso trasformativo delle esperienze. Come si colloca e che effetto ha l'incontro in video-call sulla relazione? È una questione che richiederà attenzione e studio.

Invito quindi ad affrontare tutto questo senza pregiudizi, adottando invece un atteggiamento di oggettiva osservazione e creativa curiosità. Forse potremmo aver scoperto che la compresenza fisica in loco non è la condicio sine qua non, ma è la condizione preferibile per la relazione. Lo studieremo meglio quando faremo i colloqui in realtà aumentata e ad essere in compresenza saranno i nostri ologrammi... Non allarmatevi, è un'affermazione parzialmente provocatoria. Ma nasconde in sé una sua verità e soprattutto uno stimolo a guardare le cose con pragmatismo e oggettività, senza però asservirle ad un utilitarismo sciocco. Sono certo che, almeno per il momento, siamo ancora relativamente lontani da scenari futuristici cyber-punk e distopici. La relazione fisica umana sarà ancora centrale e presente. O almeno me lo auguro. Paolo Casolino